Strategie educative

Controllare l’Effetto Barbapapà della comunicazione.

Cinque principi generali sulla comunicazione adulto-bambino

Esiste un modo “corretto” di comunicare con un bambino? Come cambia la comunicazione adulto-bambino in base al contesto o all’età di quest’ultimo? Il tipo di relazione quanto influisce nella costruzione dei messaggi che desideriamo condividere?

Queste sono domande da un milione di dollari, che ci poniamo costantemente durante la nostra vita quotidiana in famiglia. Il tema della comunicazione è sconfinato e riguarda numerose prospettive scientifiche: dalla psicologia alle scienze sociali, dalla pedagogia alle neuroscienze. Per tale ragione in questo post il mio obiettivo non è essere esaustiva, né tantomeno salire in cattedra; piuttosto tracciare un percorso di riflessione, una sorta di mappa sulla quale potrai riflettere con me e – se lo desideri – contribuire ad arricchire nei successivi articoli di questa rubrica.

Comincio subito con una premessa: quando parliamo di “comunicazione”, assistiamo ad una sorta di Effetto Barbapapà – per dirla con le parole del professore Pier Cesare Rivoltella – poiché tutto ciò che si evolve dentro e fuori di noi interessa in larga misura la comunicazione: ad esempio guardare la tv, accompagnare tuo figlio a scuola, incrociare lo sguardo di un passante o parlare del tempo in ascensore.

Per questa ragione è difficile acquisire consapevolezza dei nostri processi comunicativi ed imparare a controllarli, soprattutto nella relazione tra adulto e bambino dove si incontrano-scontrano due mondi apparentemente molto diversi che coinvolgono emozioni profonde e incontrollate.

Strategie educative #2: “Controllare l’Effetto Barbapapà della comunicazione: cinque principi generali sulla comunicazione adulto-bambino”.Ecco allora cosa ti serve sapere per cominciare a gestire la tua competenza comunicativa e imparare gradualmente ad adeguarla al tuo piccolo interlocutore.

  1. Comunicare deriva dal latino e significa legare insieme, mettere in comune, fare partecipe. Se pensi alla comunicazione come ad un passaggio diretto, chiaro e istantaneo tra due individui, ti stai sbagliando. Comunicare è una sfida nella quale siamo tutti coinvolti inconsapevolmente, un percorso di esplorazione e confronto con il prossimo al fine di comprenderlo e di essere compresi. Quindi non dare nulla per scontato, soprattutto se di fronte hai un bambino.
  1. Ogni comunicazione è l’intersezione di tre dimensioni: cognitiva, percettiva e sociale. Nella comunicazione sono coinvolti contemporaneamente i tuoi pensieri, le tue sensazioni ed il contesto sociale, storico e culturale in cui ti stai muovendo. Come vedi è un fenomeno complesso, ma rifletti sul fatto che la comunicazione del tuo bambino funziona esattamente allo stesso modo, quindi non considerarlo una tabula rasa sulla quale potrai incidere sistematicamente le tue istruzioni, piuttosto una creatura completa e rispetta fin da subito i suoi pensieri, le sue emozioni e il contesto nel quale agisce. Diventa, cioè, un buon osservatore dei suoi comportamenti, impara a conoscere la sua personalità e proponiti di rispettare le sue emozioni.
  1. La comunicazione è sempre un processo creativo. Non puoi affidarti ad uno schema precostituito e non puoi mai prevedere come il tuo bambino interpreterà i messaggi che riceve. Il mio consiglio è di prestare attenzione alla trasparenza: non sottovalutare la sua intelligenza, spiegagli sempre con parole semplici e precise cosa sta succedendo, chiarisci i suoi dubbi e mostra le tue debolezze. Se hai la necessità che comprenda chiaramente un’informazione – come ad esempio una regola – assicurati di eliminare le possibili interferenze che disturbano la sua attenzione: riponi i giocattoli, spegni la televisione, prendilo in disparte e guardalo in viso. Insegnagli fin da subito ad ascoltare. Come? Tu sei il suo esempio: ascoltalo sempre con attenzione, non lasciarti distrarre dalle faccende quotidiane e se qualche volta accade, chiedigli scusa.
  1. La comunicazione è sempre un processo mediato. Senza rendertene conto, usi numerosi strumenti per comunicare: dal linguaggio alle tecnologie, dalla scrittura alla musica, e questi strumenti per loro natura influenzano il contenuto dei messaggi. Quindi non dare mai nulla per scontato e usa questi strumenti per instaurare una relazione che sia prioritaria rispetto alla veicolazione dei contenuti. Ad esempio se il tuo bambino ha fiducia in te, tenderà ad ascoltarti con maggiore interesse, se farai spesso la “voce grossa” gli insegnerai inevitabilmente ad urlare e se userai “le maniere forti” lui sarà aggressivo. Dunque, usa gli strumenti che hai a disposizione per creare ponti e non per alzare muri. Ad esempio il gioco può diventare un ottimo strumento di comunicazione, puoi smorzare la tensione di un capriccio con un abbraccio o insegnare una regola con una favola. Insomma bisogna studiarle tutte, ma tu sei programmato da millenni per fare questo!
  1. La comunicazione è sempre un processo dialogico. Non immaginarti in piedi su una pedana con l’indice teso ad impartire nozioni, non funziona così. La comunicazione è sempre reciproca, dialogica, negoziale e, di conseguenza, lo è l’educazione. Tant’è vero che è più corretto parlare di co-educazione: tu e il tuo bambino crescete insieme ed insieme potete commettere qualche errore, chiedere scusa e porvi rimedio. Apri il tuo cuore, abbassa le difese, lascia che tuo figlio ti insegni ad essere una persona migliore, perché dopotutto le cose che contano davvero sono pochissime.

Se questi 5 principi ti sembrano troppo generali ma ti interessa l’argomento, ci sono due buone notizie: nel prossimo post ti proporrò un gioco da fare con i bambini per stimolare l’interazione; poi ti anticipo che il prossimo articolo sulle strategie educative tratterà degli assiomi della comunicazione nella relazione adulto-bambino.

Per qualsiasi curiosità commenta questo post e condividi con me la tua esperienza.

Ti auguro sogni profondi ed inaspettate avventure, Ines

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5 thoughts on “Controllare l’Effetto Barbapapà della comunicazione.

  1. Carissima Prof. Ines… anche da lontano cercherò in futuro di seguirla in questo suo lavoro che trovo davvero interessante e chiaro ma soprattutto piacevole.
    Mi è piaciuto particolarmente questo articolo perchè a volte, comunicare con i più piccoli potrebbe risultare difficile ma non per questo impossibile.
    Assolutamente sono daccordo con Lei su tutti i punti ma in particolare sul primo e credo sia fondamentale : “Comunicare deriva dal latino e significa legare insieme, mettere in comune, fare partecipe”. Io credo sia assolutamente così. Cercare quanto il più possibile di approcciarsi, legarsi, fondersi con l’altra persona, comunicare quindi verbalmente, descrivere situazioni, fatti o semplicemente emozioni. Beh descrivere un’emozione credo sia davvero complicato, ma forse c’è un modo per capire e immegersi nel profondo di un soggetto: lo sguardo: dallo sguardo, dagli occhi si può capire davvero tanto, quel tanto che verbalmente risulta a tanti difficile. Dall’altro quindi si può imparare ma soprattutto gli altri possano imparare da noi. Ogni persona ha un proprio bagaglio culturale, pieno di esperienze, sentimenti che può esternare con gli altri. Ecco perchè tante volte, tanti esperti e filosofi, tra i quali, M. Hoffman hanno cercato di dare delle definizioni riguardanti aspetti della comunicazione.
    Hoffman infatti, ha parlato di “Empatia” che è la capacità di provare gli stessi sentimenti dell’altro, immedesimarsi e cercare al meglio di comprenderne i sentimenti e farli propri. Essa è fortemente legata all’infanzia perchè i bambini, nel primo anno di vita, sentono questo tipo di emozioni e pian piano con la crescita distinguono quelli che sono i loro sentimenti da quelli altrui.
    Sento spesso anche dire che “gli adulti devono imparare dai bambini” e credo che sia così. E’ giusto crescere, è la vita che è così, ma su determinati aspetti sarebbe davvero bello rimanere bambini per sempre, perchè i bambini non conoscono malizia, non conoscono cattiveria, ma solo spontaneità e intelligenza.

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    1. Cara Angela, mi fa davvero piacere che il mio post abbia destato così tanto interesse da parte tua. Il tuo riferimento all’empatia è davvero centrato, non a caso sarà uno degli argomenti dei prossimi post. Grazie per il tuo prezioso contributo, Ines

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