Strategie educative

La relazione adulto-bambino: i primi due assiomi della comunicazione in chiave educativa

Non so se capita anche a te, ma io mi sento una mamma imbranata. Le mie insicurezze, unite al desiderio di provare a fare la cosa giusta – se esiste una cosa giusta da fare – mi hanno spronato ad individuare strategie educative che potessero semplificare il mio ruolo da genitore e smorzare le piccole tensioni del quotidiano. Non è semplice ma ho sempre confidato nel super-potere della consapevolezza: conoscere le cose ci aiuta ad affrontarle, a migliorare noi stessi e soprattutto a sostenere le difficoltà giornaliere.

Se sei d’accordo, c’è qualcosa che possiamo fare insieme: informarci, studiare, riflettere sulle conoscenze acquisite con l’obiettivo di confrontare esperienze e comprendere prospettive.

L’amore verso i nostri figli non è sufficiente ad insegnare loro ad essere felici, coraggiosi e resilienti; valori urgenti nella società digitale. Per farlo bisogna partire dalla relazione adulto-bambino, che spesso conduciamo in modo inconsapevole, trascurando la responsabilità che comporta il vincolo comunicativo.

Bene, comincio sollevando qualche spunto di riflessione:

Esistono regole universali nella comunicazione adulto-bambino? Il comportamento dell’adulto influenza l’ascolto del bambino? Che peso hanno gli aspetti affettivo-relazionali?

Nel precedente post sulle strategie educative ti ho suggerito i 5 principi generali della comunicazione adulto-bambino, oggi ti propongo di ragionare in chiave educativa sui primi due assiomi della comunicazione.

gli-assiomi-della-comunicazione-adulto-bambino

Per dovere di cronaca ti dico che il libro Pragmatica della comunicazione umana è stato scritto nel 1967 da Paul Watzlawick, Janet Helmick Beavin e Don D. Jackson, tre ricercatori del Mental Research Institute di Palo Alto in California, e rappresenta un ottimo punto di partenza per comprendere il valore della comunicazione nelle relazioni interpersonali. Gli autori definiscono 5 assiomi universali che influenzano la comunicazione umana: in questo post ne analizzeremo i primi due in prospettiva della relazione adulto-bambino.

  1. Non si può non comunicare. Questa prima osservazione è talmente ovvia che tendiamo sempre a trascurarla poiché il nostro aspetto e il nostro comportamento veicolano messaggi non intenzionali che non possiamo controllare completamente. Nell’ambito della relazione con i più piccoli, questa riflessione ci stimola sia ad osservare con maggiore attenzione i comportamenti non verbali del bambino sia a “far più caso” ai nostri atteggiamenti. Ogni bambino è maestro di comunicazione non verbale ed è in grado di cogliere le emozioni positive e negative che si respirano in famiglia anche quando l’adulto non le lascia trapelare volontariamente.
  2. Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e uno di relazione di modo che il secondo classifica il primo ed è meta-comunicazione. Questo significa che il legame tra le persone influenza l’interpretazione delle informazioni che condividono. La costruzione nel tempo di un rapporto di fiducia reciproca tra genitori e figli non è poi così scontata: entrambi investono molte energie, hanno alte aspettative e vivono emozioni travolgenti (come rabbia, ansia, orgoglio) l’uno nei confronti dell’altro e questo notevole carico emotivo complica la gestione di una comunicazione efficace. A questo proposito, a dispetto della mia numerosa ed incasinata famiglia (nonni, zii e nipoti compresi), ho deciso di seguire due principi fondamentali: innanzitutto provo a dare il buon esempio, cioè mi comporto come vorrei che si comportassero i miei figli: non urlo – o quantomeno ci provo – non metto le dita nel naso e non dico parolacce; in secondo luogo, stabilisco poche e chiare regole che valgono per tutti, compagno compreso: ad esempio si mangia tutti insieme seduti a tavola senza tv, tablet e cellulari e, per preservare una serena convivenza, ci si lava frequentemente e ci si impegna nel pulire casa. Cara, non so come sei messa tu, ma qui circolano ogni giorno almeno 4 maschi tra nonno, papà e monelli, quindi meglio mettere le cose in chiaro dal principio!

E tu, come gestisci la comunicazione con tuo figlio?

Nel prossimo post sulle strategie educative, troverai una riflessione su gli altri assiomi della comunicazione, intanto se pensi che questo post sia interessante, metti un like e condividilo con i tuoi amici. Ti aspetto ogni martedì sul blog oppure tutti i giorni sui miei socials.

Ti saluto con una citazione del mio caro vecchio amico Giovanni – ovviamente Giovanni Rodari – «sulla luna e sulla terra fate largo ai sognatori!».

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